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Una densa celebrazione del maestro italiano

‘Ennio’ – Giuseppe Tornatore

Incastonate nella trama di un film finito, accanto alle storie di Quentin Tarantino, Sergio Leone e Brian De Palma, si trovano le colonne sonore del compositore italiano Ennio Morricone, elevando ogni rispettivo film con una colonna sonora che ne ha gonfiato lo scopo. Eguagliato solo dal compositore americano John Williams per popolarità e adorazione della critica, l’opera di Morricone ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema e della performance musicale nel mondo.

Tale è l’argomento di Ennio, il nuovo documentario di Giuseppe Tornatore che ripercorre la vita del maestro italiano con una minuziosa attenzione ai dettagli. Denso e intellettualmente informato come un crollo della BBC Four, Tornatore crea un film che incollerebbe sullo schermo qualsiasi fan di Morricone esistente con la sua vasta esplorazione della mente musicale, ma sarebbe ugualmente difficile da vendere per i nuovi arrivati.

Con una durata di due ore e mezza, l’approccio di Tornatore alla vita del compianto Ennio Morricone è lento e metodico, scomponendo ogni aspetto dei primi anni di vita del compositore prima di offrire al pubblico la carne della sua carriera popolare. Sebbene alquanto arduo, questo primo lavoro di base intreccia un’immagine intricata del musicista che fornisce una struttura avvincente da cui è costruito il resto del documentario, aggirando il brivido dello spettacolo cinematografico per accedere al vero cuore dell’individuo.

Mettendo insieme un’ampia ricerca e una scrupolosa ricerca di video d’archivio, il documentario raggiunge un punto in cui inizia a esplorare gli esordi della carriera cinematografica di Morricone, lavorando a progetti come quello di Sergio Leone Un pugno di dollari, siamo già ben informati sulla storia del compositore. Rivelando affascinanti intuizioni sulle iconiche colonne sonore dei film di Leone mentre esplora il rapporto tra lui e il regista italiano, che ha frequentato la stessa scuola di Morricone, Tornatore crea un prezioso saggio cinematografico.

La cronaca dell’impatto del compositore, dall’inizio della sua carriera fino al suo ultimo lavoro nel film di Quentin Tarantino Gli otto odiosi, il documentario fa bene a coprire ogni base, intervistando ogni contatto rilevante per creare l’articolo definitivo sulla figura influente. Non sorprende che sia un orologio estenuante poiché nessuna pietra viene lasciata intentata nella rivisitazione della straordinaria vita di Morricone, con tutti, da Hans Zimmer a Bruce Springsteen, interrogati sull’eredità dell’icona.

Esplorato secondo parametri piuttosto rudimentali, l’intero progetto si gioca con interviste a testa parlante, intervallate da filmati d’archivio e sequenze cinematografiche che mettono in mostra la maestosità dell’opera di Morricone. È sicuramente un allontanamento dal moderno metodo documentaristico che preferisce uno stile appariscente e frenetico per stare al passo con la narrazione espressa delle vere storie del crimine di Netflix, con questo approccio metodologico faticoso che è allo stesso tempo laborioso e piacevolmente completo.

È più facile anche sfiorare l’impatto del compositore italiano, con il documentario di Tornatore che sembra un nobile esercizio per un’icona del cinema scomparso nel luglio del 2020. Ideare un nuovo metodo di composizione che ha intriso la colonna sonora di un filone tutto suo di narrazione, Tarantino paragona la genialità di Ennio Morricone a Beethoven o Mozart con una voce tipicamente impulsiva in una scena eloquente, anche se se le dimensioni del film di Tornatore ci dicono qualcosa, non è lontano.

Ennio è distribuito da Dogwoof nei cinema del Regno Unito e on demand dal 22 aprile.