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Film feroce, carnoso e provocatorio

“L’uomo del nord” – Robert Eggers

Con una predilezione per i miti del fantasy oscuro, il regista americano Robert Eggers ha sviluppato un notevole seguito nel cinema moderno, grazie al suo orrore minaccioso La strega e favola della follia umana in Il Faro. Per un creativo indipendente che ha prosperato nei regni del cinema indipendente, la sua recente promozione nella terra dell’epica grandezza hollywoodiana per la produzione di Il nordico avrebbe potuto sembrare un tradimento dell’identità, se il film stesso non fosse stato un trionfo così monumentale.

Mentre i precedenti film di Eggers giravano principalmente in un unico spazio, che si tratti di una fattoria sterile o di un faro costiero imponente, il regista si aggira organicamente in acque inesplorate per Il nordico, esplorare i confini di un mondo mitico a cui in precedenza è stato solo accennato. Scalando colline rocciose, mari tempestosi e paesaggi impossibili, la storia della vendetta scandinava di Eggers è strappata dalla mitologia antica, aggiornata con uno spettacolo contemporaneo.

Basato sulla leggenda di Amleth, di cui si è poi appropriato Frazione di William Shakespeare, il racconto di Eggers è un racconto di inganno, vendetta e tradimento che deriva dall’omicidio del padre di un giovane ragazzo, il re di una terra mitica. Sfuggendo per un pelo alle grinfie dei suoi persecutori, il giovane ragazzo, Amleth, naviga attraverso i mari in tempesta urlando agli dei mentre promette di vendicare la morte di suo padre e salvare sua madre dal male.

Raggiungendolo diversi anni dopo, il giovane ragazzo allegro si è trasformato in un burbero guerriero, interpretato da Alexander Skarsgård, un individuo tranquillo e cupo i cui occhi sono ancora vitrei per il dolore per la morte di suo padre. Sempre alla ricerca dell’assassino, è solo quando Amleth incontra Olga (Anya Taylor-Joy) che il suo destino di vendetta sembra davvero segnato, unendosi a lei in un viaggio che lo porterà al suo tanto atteso Graal.

Macchiato di sangue e sporcizia, Eggers’ nordico si sente come il prodotto del suo ambiente, creando un autentico blockbuster che attinge da leggenda fantastica di lunga data mentre radica il racconto in una realtà convincente e brutale. A cavallo della sottile linea di finzione magica e mito, il regista e il partner di sceneggiatore islandese Sjón, creano una realtà avvincente in cui creature ultraterrene abitano senza soluzione di continuità in un mondo dominato dalla carne e dalla fallibilità dell’umanità.

Portando un misticismo inquietante e un folclore magico coinvolgente, artisti del calibro di Brendan Gleeson, Willem Dafoe e Björk salgono sul palco con le loro idiosincrasie, iniettando un gioioso divertimento nella sincerità altrimenti sfacciata del film. Senza mai togliere nulla alla storia in questione, questi momenti fantastici sono perfettamente inseriti nel racconto mitologico, ponendo persino la domanda al pubblico che tali momenti potrebbero essere semplicemente l’invenzione idealistica della volontà del protagonista di vendetta esistenziale.

In verità, ci sono poche avventure fantasy cinematografiche che possono essere paragonate alla portata dei successi di Robert Eggers, rifacendosi alla qualità dei film di Peter Jackson Signore degli Anelli trilogia, mentre supera i brividi di popcorn usa e getta di Game of Thrones. Creando un incantesimo cinematografico di incantevole meraviglia, Eggers ha creato una feroce e carnale storia di vendetta carnale che lancia una sfida nel cuore del cinema moderno, sfidando l’industria a eguagliare la sua visione selvaggia.