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Prey, ossia quando girate la frittata ma alla fine è sempre: predatore

Ho dovuto vedere Prey due volte prima di scrivere questa recensione. Ho dovuto farlo perché, la prima volta, l’ho visto con gli occhi di uno che aveva letto un sacco di recensioni molto positive che lo facevano suonare come la seconda venuta di un film simile a Cristo nello stesso modo in cui nessuno di noi si aspettavano. È stato “il miglior predatore in 30 anni” secondo alcuni revisori statunitensi e internazionali come hanno citato dai loro riassunti. “Grazie a Dio” potrebbe essere indicato come il tuo Fonzie interiore che parla del lavoro ben fatto da una parte, ma per molte più informazioni su Prey parleremo con il nostro Fonzie interiore proprio qui … Sigle!

Il primo film, inarrivabile, usciva, lo sappiamo bene, in un decennio clamoroso per il cinema action americano. Un decennio pieno di idee e arroganza, muscoli e ‘splosioni. Un decennio che tutto faceva tranne guardarsi indietro al passato; al contrario, ha forgiato un nuovo immaginario e non ho solo citato il cinema action o il cinema di massa. Gli anni Ottanta erano un decennio unico sotto tanti aspetti: dalla musica alla moda fino alla fastfoodizzazione che ne fanno oggi.

Domanda: Quanti Predator esistono?

Risposta: Predator è un media franchise statunitense composto da cinque film horror fantascientifici, otto adattamenti letterari, dodici fumetti e 17 videogiochi.

Tutti ricordano la vecchia epoca ‘80. I giorni più belli della musica, della moda e dell’amicizia erano decades fa. Ci sono molte cose che si possono avere al giorno d’oggi ma che nel 1980 furono incredibilmente nuove: il digitale, le macchine senza pedali e vignette di un sacco di decennio fa. Tutto però ha finito col decollo recentemente, mentre il passato sembra recuperare il loro aspetto nostalgico e rimorsovole.

Il cinema spettacolare americano tende ad essere influenzato molto da questa sensazione di saudade, cioè nostalgia: i film di reboot, i “reimagines”, il sequel “vero” a cui segue il sequel “re-do”. E poi c’è l’idea da cento milioni di dollari, la trasformazione in remake che si chiama requel.

È il modo più avveduto per trasportare vecchi culi al cinema all’insegna della promessa di una rinascita del loro franchise preferito, evitando allo stesso tempo i rischi che comporta le novità. Star Wars: Il risveglio della Forza è l’esempio perfetto: ci sono le vecchie divinità che tornano e ci sono io nuovi che non offendono e fanno tutto quanto gli eroi vecchi, in un film che riporta quasi scena per scena lo scenario originale. La critica è esplosa, il pubblico l’ha gradito. La sfida è stata vinta e tutti, a Hollywood, hanno preso nota: se vuoi salvare la faccia di un franchise decaduto, devi agire come un equilibriste nell’uncanny valley tra remake e sequel, azzeccando la perfetta via di mezzo.

Domanda: Quanto è alto il Predator?

Risposta: Altezza: Beh, il primissimo Predator era alto 1 metro e 78 centimetri. Posso essere così preciso perché, forse non tutti sanno che, dentro al primo costume di Predator c’era il nostro amato Jean Claude van Damme.

Perché i giocatori non vogliono ricevere un remake puro, che sfasacciarebbe la loro infanzia, ma insistono nel tornare sul set per fare un reboot diverso, presentandolo come un sequel con costumi e tutto il resto e intanto stessi giocatori se ne bevono un boccalone di acqua fresca disegnato come il simp. I Simpson assumono sempre tutto: è come quella scena in cui il dottor Si ritrova impietrito a guardarel’U di “Duff” con due puntini di matita vicino alla “u”, e poi ripropone a Barney quella medesima birra. E funziona.

Quindi eccoci qui, finalmente ad arrivare a Prey. Abbi pazienza e sarò breve, così puoi smettere di leggere se sei stanco, se devi fare colazione o pranzare con i tuoi colleghi, o se vuoi semplicemente goderti il ​​film prima di leggere un altro parere dettagliato. Sarò breve, ho detto: Prey è un film carino.

Il nuovo film di Shane Black, “The Predator”, è più o meno uguale a qualunque altro film con un protagonista azzeccato e una storia decente, con l’assicurazione che sa merce gli appassionati. La fine frettolosa del secondo cerimonialo predatoriano fa sobbalzare all’inizio della pellicola, mentre la dottrina di distanziare “graficamente” il Predator dai precedenti è sottolineata in modo efficace.

Domanda: Chi è il più forte tra Alien e Predator?

Risposta: Alien nonostante sia un manico di scopa in confronto a Predator è molto forte. Non si dimentichi però il fattore peso, anche se uno xenomorfo è sicuramente più forte e resistente di uno yaut’ja, è anche sicuramente più leggero, come abbiamo modo di vedere nello scontro tra Celtic e Grid.

Un’idea per Hulu circola ormai da tempo ed è la seguente: spot esclusivi. Sarebbero varianti modificate dei normali spot pubblicitari che si trovano in televisione, con alcuni rilievi comici aggiunti ed elementi di distrazione in modo che gli ascoltatori possano (si spera) indovinare cosa viene pubblicizzato. L’attuale punto di riferimento è la campagna di Prey, la cui pubblicità commerciale di un trailer esclusivo era piena di spoiler che la maggior parte delle persone è riuscita a scrollarsi di dosso in pochi minuti, ma potrebbe essere ancora troppo presto perché ciò accada di nuovo.

A breve mi dedicherò al Predator Universale di John McTiernan. Ho cominciato a parlarne per fare il banale, ma posso svelare il punto di vista semplice: nessun altro film della saga ha mai davvero potuto sperare di eguagliarlo, un po’ perché l’effetto sorpresa si era perso, un po’ perché, diciamoci la verità, non ci sono abbastanza avvenimenti da giustificare un’intera saggezza delezione-based sulle ricerche alla scoperta del solo inevitabile alienone.

È una bella idea, non fraintendetemi, ma è un bel film di prendere. Al terzo cominci a ripetere e ti porti dietro il feticcio della disillusione che ti tocca diluire in qualche modo, al quarto sei già quasi fuori dal reboot con preoccupazioni da rilancio maldestro (ma, va detto, è stata solo colpa di Shanone nostra). E allora che fai? Carissimo lettore de i400Calci.com, se me lo chiedi vuol dire che non eri attento: fai la mossa “Il risveglio della Forza”. Il sequel/prequel che in realtà è un remake dell’originale.

Tornerei indietro prima della fine: un solo Predator, il dispositivo per fare la Veduta di Marx (chiamato Yautja), un gruppo di esseri umani/carne da macello inseguiti in una foresta/danara, prende il controllo delle situazioni. C’è anche lo stesso trucchetto per sconfiggere l’orco che non voglio rivelarlo ma funziona nella stessa maniera del trattamento di bellezza di Scharmaconi.

L’idea, che sta ovviamente spostando la narrazione dalla Val Verde 1987, alle Grandi Pianure di un’America ancora disabitata nel 1719. Siamo in un’età pre-occidentale, quando arrivavano i primi europei a sconvolgere irrimediabilmente vecchi equilibri mille anni fa danneggiando gli stili di vita indigeni.

Domanda: Chi ha inventato i Predator?

Risposta: Stan Winston

L’iniziativa di per se è una buona idea (ma né qui, né là, risultano rivoluzionarie), ma non migliora in modo significativo la performance tecnica o disciplinare. Il film ha già visto queste cose molto più riuscite in passato. Non si può non apprezzare il costante impegno richiesto dal ruolo, anche se comporta sempre lo stesso risultato (la trasformazione cinematografica del cosplayer): anche se sforzi eccessivi, i protagonisti sono morti e resuscitati da sempre.

Facendo riferimento alle recensioni trovate all’inizio di questo articolo, devo dire che ho dovuto vedere “Prey” due volte. Questo perché avevo bisogno di un motivo per guardare la versione con i sottotitoli in spagnolo, che è stata eliminata nel giro di pochi minuti quando ho capito che era solo un doppiaggio e niente di più. Come la prima volta che l’ho visto, la seconda visione ha confermato il mio pensiero: “Prey” contiene tutto il necessario per un buon film ma manca qualcosa di importante.

L’azione che prende vita ai pochi minuti dall’inizio dello spettacolo non ha niente di particolarmente memorabile o di grandioso: è medio-alto, ma comunque medio – soprattutto, Prey è un film che ama il passato: anche la sceneggiatura si appoggia abbastanza pesantemente a citazioni dalla saga per prendere in esame LA battuta (“If it bleeds, we can kill it”) come un Terminator qualunque, e per fare degli easter egg finale che potrebbero essere risolti al rilascio di un sequel potentissimo. Ma dobbiamo proprio vedere un sequel di questa roba qua? Nel passato della saga di Predator non c’è mai stato un sequel diretto delle stesse azioni tratte da questo film precedente, mai il ritorno agli stessi personaggi.

Domanda: Quanto vive un Predator?

Risposta: Il Predator ha una durata di vita di diversi decenni, forse fino a 300 anni.

Dan Trachtenberg, che dopo il successo di 10 Cloverfield Lane ha dimostrato di saper lavorare con grande abilità in franchise come un medium rigorosamente concetto, e anche a dispetto delle probabili interferenze di dirigenti invidiosi e cocainomani sul progetto, è riuscito comunque a portare a casa qualcosa buono. Bravissimo Dan. Ora dategli qualcosa di originale e lasciate che Prey Too lo diriga qualcuno altro, tipo, che ne so, Jordan Vogt-Roberts o Gabriele Mainetti all’esordio nel mondo oltreoceano.