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Nel mondo creato da Morgana, la strega di Livorno, vive un film che è stato fatto da Tim Burton, il regista

Una casa traboccante di migliaia di bambole a forma di streghe di varie forme e vintage, centinaia di pezzi d’antiquariato da ogni angolo d’Europa, orologi che non funzionano appesi alle pareti, due gatti orientali neri, magri ma con gli occhi fissi.

Questo è il contesto in cui accoglie la Chiara, una ragazza che lavora come esperta fattura Morgana Sinclair. Lei sembra essere uscita da un film di Tim Burton (tale non a caso, il suo registro preferito). La casa della Chiara si trova all’interno di un edificio storico nel centro di Livorno.

In Apriti la porta “L’ora delle streghe”, solo Morgana, però, non è Morgana. Si tratta di Laura, il suo collaboratore che tiene al guinzaglio uno dei due mici della proprietaria – Vodoo Blackmagic – chiamato Black. “Stai preparando”, ci avvisa Laura mentre Black le sale tranquillamente sulle spalle.

Ogni angolino del bookstore è ispirato al mondo di Tim Burton, dove sono presenti alcuni dei suoi personaggis che sfidano le principesse e sconfiggono i loro timori.

“Questo è il mio mondo, questa è la mia dimensione, il luogo in cui posso essere me stesso”, dice guardandosi intorno nel grande e luminoso soggiorno. “Ho sognato di creare l’Ora delle streghe nove anni fa dopo un viaggio in Toscana.” Era il suo sogno, ma fino a quel momento non aveva il coraggio di farlo.

Un incontro casuale ha fatto scattare qualcosa in me. Credo di essere sempre rimasta un po’ bambina ancora, spiega, per me far venire qui la gente è come prenderla per mano e dire: “Guarda cosa sono riuscita a fare.” Ha creato il mondo che lei c’è voluto. Non sarebbe stato diverso se sapesse con certezza che si sarebbe morta in quello dei suoi fratelli, ci spiega la donna elencando i viaggi compiuti tra Praga, Londra, Dublino, Navarra e la Cornovaglia a cercar di aggiungere pezzi unici alla sua collezione.