Da non confondere con l’usato, rispecchia invece un’epoca, qualcosa di coerente con i tempi in cui l’abito venne realizzato. Anche Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, ne è rimasto affascinato.

«Esiste una differenza tra un vestito usato e un abito vintage» spiega Enrico Quinto, uno dei più autorevoli collezionisti di moda in Italia. Autore, insieme a Paolo Tinarelli, del volume Italian Glamour edito da Skira che traccia la genesi di una passione cominciata dai due, sin da ragazzi. «Un capo usato è una cosa che magari ti sei messo l’altro ieri mentre un pezzo vintage – dice – è un modello che rispecchia un’epoca, qualcosa di coerente con i tempi in cui fu realizzato». Meglio fare qualche esempio: la maglietta di Fiorucci con gli angeli identifica la Milano da Bere così come le collezioni spaziali di Pierre Cardin fotografano gli Anni 60, prima ancora dell’allunaggio. Non deve essere per forza un capo di alta sartoria ma piuttosto qualcosa che abbia stile. Prendiamo un accessorio iconico come il basco. È identificabile con gli anni Trenta, in particolare con i partigiani della Guerra Civile Spagnola e la classe operaia del Fronte Popolare francese.

Giovani e Vintage

Sono soprattutto i ragazzi gli amanti del genere. Non tutti sono appassionati di storia della moda ma semplicemente cercano un buon rapporto qualità-prezzo. E così stanno funzionando alla grande i vecchi golf di cashmere perché, fino agli anni Ottanta, erano realizzati con un filato molto pregiato. Oggi un pullover di cashmere di qualità può costare facilmente 300 euro mentre acquistandolo usato si porta via con 70-80 euro. «Le nuove generazioni associano il vintage all’economia circolare, tema al quale sono particolarmente sensibili» spiega Angelo Caroli, imprenditore a capo di A.N.G.E.L.O, il più grande emporio italiano del settore. Il quartier generale si trova, in provincia di Ravenna, a Lugo di Romagna. Si tratta di un palazzo di tre piani, ideale per chi vuole comprare o affittare un abito da cerimonia ma anche per scovare una camicia divertente o un chiodo (www.angelo.it). Tra i clienti famosi Ligabue e Laura Pausini. Racconta: «I ragazzi che scelgono di venire qua o che guardano il nostro sito non vogliono uniformarsi. Ammirano soprattutto gli Anni Novanta e Duemila. Sono affascinati dai designer giapponesi come Yohji Yamamoto, Issey Miyake e Comme des Garçons ma anche da Martin Margiela e Jil Sander». Secondo una recente inchiesta della BBC la generazione Z preferisce comprare un modello storico e di qualità piuttosto che un capo nuovo di fast fashion. La prima a capirlo fu Kate Moss che si presentò a una festa della fashion week di New York qualche anno fa con un vestito a ruota anni Cinquanta del sarto francese Jean Dessès (1904-1970). Poi però si mise a collaborare con Topshop e la cosa finì. Stella Tennant, la modella recentemente scomparsa, aveva dichiarato di continuare a portare i vestiti che le furono regalati negli anni Novanta, quando calcava le passerelle di New York, Londra, Milano e Parigi.

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